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domenica 29 novembre 2015

ABENGOA ED ASIMMETRIA INFORMATIVA SU INTERNET

Ieri leggevo una news, secondo la quale Abengoa S.A., gruppo spagnolo attivo nelle rinnovabili, avrebbe 4 mesi di tempo per evitare il fallimento che potrebbe rivelarsi il più grande di sempre per la Spagna. 

Delle obbligazioni corporate della società spagnola, aveva già parlato un sito di informazione finanziaria che, in data 03.08.2015, riportava il parere espresso da non meglio specificati analisti. Cosa dicevano questi analisti citati dal sito «scelto da "IlMessaggero.it"» ?





 Dicevano quanto segue:

Dal 03.08.2015, il bond che gli analisti consigliavano di acquistare ha avuto -sino ad oggi- la seguente performance: 

Nell'articolo, poi, si parla di un bond con scadenza 2019 che dovrebbe garantire il rimborso di quello avente scadenza 2016. 
Attualmente, sui mercati, tra le emissioni con scadenza 2019, riconducibili direttamente ad Abengoa, 
troviamo la seguente: 

Invece, tra i bonds emessi dalla controllata Abengoa Greenfield ed aventi scadenza 2019, troviamo i seguenti, il primo in € ed il secondo in USD


 L'andamento azionario è invece stato il seguente:


La Abengoa S.A. (spagnola) controlla anche l' americana  Abengoa Yield, la quale dice di se stessa e della partnership con Abengoa S.A. :



In data 09.10.2014, Milano Finanza, in un articolo intitolato "Dieci titoli da cassettisti" faceva sapere che Morgan Stanley (i cui outlooks spesso non deludono) pensava della Abenoga Yield quanto segue:

Il titolo di Abengoa Yield, ha avuto l'andamento di cui sotto:

Poi ci sono i traders italiani che pensano di fare gli avvoltoi acquistando o vendendo on news, laddove l'abbattimento dell'asimmetria informativa dovrebbe essere conseguito tramite il sentito dire spesso veicolato dalla superficialità propria del news feed offerto dalla rete, dimenticando totalmente l'importanza dell'analisi fondamentale, indispensabile specie quando cominciano a manifestarsi venti di burrasca. 
Clicca qui

Speriamo che la società spagnola riesca a rimborsare tutti alla pari. 

venerdì 27 novembre 2015

LA FINE DEGLI ORDINI STOP-LOSS SUL NYSE E L'IMPATTO SUI TRADERS RETAIL PT.1

"Today the markets have lost the trust
of their most precious customer,
the most humble link in the markets ecosystem:
The uninformed trader" 
Philippe Guillot 
Executive Director
Markets Directorate
Autoritité des marchés financiers (AMF)
***
In data 16 Novembre 2015, il NYSE rendeva edotti i NYSE MKT Traders che, a partire dal 26 Febbraio 2016, la piattaforma del mercato non accetterà più né gli STOP ORDERS né i GOOD TILL CANCELLED (GTC) ORDERS e che tutti gli ordini -STOP e GOOD- ancora esistenti sul book del NYSE saranno cancellati.
Apriti cielo. Utenti e traders italiani hanno subito intrapreso interessanti discussioni circa i perché di questa scelta convergendo, in prevalenza, su 3 ipotesi:
  • Il NYSE ha adottato questa soluzione per danneggiare i retail.
  • Il NYSE ha adottato questa soluzione per evitare di danneggiare ulteriormente i retail.
  • Il NYSE ha finalmente capito che gli stop-loss orders non servono a nulla perché col mio trading system algoritmico invio (a chi? Dove?) l'ordine corrispondente, al verificarsi delle condizioni di innesco.
Dover dare l'impressione di atteggiarmi a professorino mi procura un certo fastidio, ma il sentire frottole e favole me ne dà di più, anche perché la verità è di gran lunga più semplice nonché desolante (per i retail intendo) rispetto a quella immaginata ed immaginabile.
Punto primo: gli ordini STOP-LOSS, sul NYSE, rappresentano una quantità -rispetto al totale degli ordini- statisticamente insignificante. Ripetiamolo insieme:gli ordini STOP-LOSS, sul NYSE, rappresentano una quantità -rispetto al totale degli ordini- statisticamente insignificante. Chi lo dice? Lo dice il NYSE. E che cosa dice di preciso? Dice che la categoria “Other”, nella quale rientrano anche (non solo) gli stop-loss orders pesa (ad Ottobre 2015), rispetto a tutti gli altri ordini immessi sul mercato, per un totale di 0,23 punti percentuali. Ribadisco: 0,23 punti percentuali. Tuttavia, il peso della categoria “Other” non è sempre stato così rilevante: ad esempio, il NYSE ci dice che, a Settembre e ad Agosto 2015 era pari allo 0,15%; a Luglio 2015, il valore da questa assunto risultava essere pari allo 0,21% del totale; a Giugno 2015 era pari addirittura allo 0,24% del totale; a Maggio 2015 era pari allo 0,22% 
Quindi, come avrete ben compreso, sul NYSE quasi nessuno fa uso di Stop-Loss orders ed eliminandoli la piattaforma non danneggia nessuno, semplicemente perché -sul NYSE- quasi nessuno ne fa uso (in un altro post vedremo perché).
La domanda che vi starete ponendo è certamente la seguente: «Ma come? Quegli scapicollati di retail non fanno uso di stop-loss? Ma sono pazzi? Accettano così tranquillamente il rischio di grandi perdite?». Chi segue questo piccolo blog, la risposta la conosce già. Anzi, dubito che la conosca: dai feedback che ricevo, quasi nessuno comprende una beneamata di ciò che scrivo, ragion per cui cercherò di essere più pop in questo post.
Allora, avete provato a rispondere al quesito di cui sopra? Perché i retail non fanno uso di Stop-Loss sul NYSE? Perché sono giocatori d'azzardo? Sono pazzi? Coraggiosi? Perché sono furbi e non vogliono essere predati dagli stop-loss hunters? La risposta, ancora una volta, è molto più semplice ed al contempo rivelatrice di una verità molto triste: gli ordini retails -nella maggior parte dei casi- non transitano sul NYSE neanche per sbaglio. Ripetiamolo insieme: gli ordini retails, nella maggior parte dei casi, non transitano sul NYSE neanche per sbaglio. Ancora una volta: gli ordini retail, nella maggior parte dei casi, non transitano sul NYSE neanche per sbaglio (e adesso vedremo chi lo dice). E' un gran peccato che gli ordini dei traders retail non finiscano più spesso sul NYSE: tra i mercati USA, il New York Stock Exchange è quello che offre, per oltre il 60% del tempo in cui le contrattazioni sono aperte, il NBBO (National Best Bid Offer Price) ovvero il miglior prezzo di acquisto e di vendita dei titoli ivi quotati od ivi ed altrove contemporaneamente quotati. Il dato è particolarmente rilevante, essendo garantito da uno solo dei 10 mercati trattanti azionario negli USA: quindi, un solo mercato garantisce in oltre il 60% dei casi il NBBO e nonostante questo (o forse proprio per questo) gli ordini retail, spesso, non giungono su quei lidi. Correttezza mi impone di dire che, il rilievo statistico sulla fornitura di NBBO. è fornito dal mio amico Eric Scott Hunsader, diffusamente considerato il miglior data analyst al mondo (recentemente colpito dalla perdita del padre ed al quale rinnovo, anche qui, le più sentite condoglianze da parte di tutta la community) fondatore della miglior società al mondo di analisi dei dati finanziari miscrostrutturali, vale a dire NANEX.
Sono ancora in debito con voi dovendo rispondere al quesito poco sopra posto: chi dice che gli ordini retail non vanno a mercato sul NYSE? Aggiungiamo un' altra domanda: se non arrivano sul NYSE, dove finiscono?
Procediamo per gradi. A dirci che, non di rado, gli ordini retail non arrivano sul NYSE, sono gli stessi brokers statunitensi (di seguito ne ho selezionato alcuni) i quali sono obbligati dalla SEC a dichiarare verso quali piattaforme gli ordini siano stati instradati, trimestre dopo trimestre.
Nei reports che andremo ad analizzare, troverete la seguente dicitura Non-directed orders as percentage (%) of total customer orders” (o eventualmente altra simile). Che cosa indica tale dicitura? Per comprenderlo, bisogna prima conoscere la differenza tra directed order e non-directed order. Tramite il directed order, il trader chiede ed impone al proprio broker di acquistare o vendere un determinato titolo su di un determinato mercato o su di una determinata trading venue alternativa: il broker deve adeguarsi all'istruzione impartitagli dall'operatore. I directed orders sono generalmente utilizzati da traders sofisticati, i quali tendo ad eseguire preventive analisi interessanti le condizioni microstrutturali della trading venue (o mercato) sulla quale chiedono l'esecuzione. Con i non-directed orders, invece, il trader affida al broker la scelta -effettivamente discrezionale- della sede di esecuzione. Questo, quindi, nel caso di titolo quotato su più mercati potrà instradare l'ordine verso l' uno, verso l'altro, verso una dark pool (clicca qui) o più spesso verso un internalizzatore; nel caso di titolo quotato su di un solo mercato, potrà inviarlo su quel mercato, su di una dark pool o più frequentemente verso un internalizzatore. Ad ogni modo, il broker dovrà garantire che l'ordine venga instradato verso la trading venue offerente le migliori condizioni possibili, spesso ottenute mediante lo specchietto per le allodole (utile ad ingrossare solo i conti di wholesalers e brokers e non di certo a garantire risparmi economicamente significativi ai traders retail) del price improvement (già trattato qui e qui e del quale parlerò ancora in futuro). Alla luce di quanto già detto e soprattutto di quanto sotto, possiamo affermare -senza timore di essere smentiti- che gran parte dei non-directed orders non giungono sul mercato di riferimento ma vanno altrove. Altrove dove? Lo leggeremo all'interno degli stessi reports, essendo le destinazioni finali degli ordini indicate con la dicitura “Venues Receiving Significant % of Total Non-Directed Orders” o altra affine. Un' altra precisazione è necessaria: qualora la somma delle percentuali degli ordini non-directed dovesse risultare inferiore a 100, state tranquilli: non c'è alcun errore. Infatti, ai brokers-dealers non è richiesto di identificare le execution venues riceventi meno del 5% degli ordini non-directed, per tutte quelle sezioni rispetto alle quali abbiano già individuato le top execution venues destinatarie in aggregato di almeno il 90% degli ordini non diretti per la sezione medesima. Infine, nei reports troverete talvolta citata come destinazione degli ordini “Auto Trading Desk” che è sì un broker, ma nel ricevere non-directed orders la cui esecuzione non implichi, per ATD, alcun rischio di capitale diretto, lo stesso attore viene considerato, ex lege, execution venue e non broker
  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da “CHARLES SCHWAB” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 98,7%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida l'esecuzione dei non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? A quelle offerte dagli internalizzatori (detti anche wholesalers). Chi sono? Nel caso di specie (cito solo i primi tre, gli altri leggeteli voi): UBS, Citadel, KGC ecc. Ma non è che, per caso, gli internalizers operino -per essere tali- ad alta frequenza? Bhe, per essere internalizzatori o operi ad alta frequenza o semplicemente non sei internalizzatore. Ma questo argomento lo rispiegherò in futuro; nel frattempo, se interessati, cercate sul blog e troverete.
                           
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da “EDWARD JONES” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders, tra tutti quelli ricevuti da “VANGUARD BROKERAGE”, per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da “E*TRADE” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders, tra tutti quelli ricevuti da“FIDELITY RETAIL BROKERAGE” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 97,41%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da“SCOTTRADE” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da“MORGAN STANLEY WEALTH MANAGEMENT” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono? 
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da“WELLS FARGO ADVISOR LLC” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Giugno 2015, il  100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da“TRADEKING” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da“CITIGROUP” (CITIGROUP non è retail oriented, ma è proprietaria di Auto Trading Desk) per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 97%. Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da “GOLDMAN SACHS” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 77,1%.Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:


In questo caso, nonostante la libertà di scelta, Goldman ha deciso di inviare comunque sul NYSE il 18,5% dei non-directed orders; tuttavia, si tratta di una piccola parte del tutto. 
  • Quanti sono i non-directed orders tra tutti quelli ricevuti da “FELTL&CO.” per i soli titoli quotati sul NYSE? Al 30 Settembre 2015, il 100%.Alle cure di quali mani sapienti, il broker affida i non-directed orders (quindi anche degli stop-loss) ricevuti? Chi sono?
Leggiamo:

martedì 24 novembre 2015

CHI E PERCHE' TEME LA DIFFUSIONE -PRESSO AUTORITA' ED ACCADEMICI INDIPENDENTI- DELLE INFORMAZIONI INERENTI I TRADES, SETTATE SU SCALA TEMPORALE MILLESIMALE PT.2. COSA CONTENEVANO I MILIARDI DI DATI DELLA GOLDMAN SACHS SPARITI ED “ERRATI” ?

"Perché scrivo di queste cose? 
Perché per quelli come me non esiste un dopo
Sharks' Creed Crew is watching you"

Oggi parliamo, a livello introduttivo, della Goldman Sachs Execution & Clearing L.P., Broker-Dealer.
Qualche giorno fa scrivevo qui: «Perché la ricerca accademica indipendente sui dati millesimali fa così paura? Perché alcune banche fanno sparire con rituale "accidentalità" quei dati?». (Sul punto clicca anche qui)
Ogni tanto, a qualche Broker-Dealer di proprietà di qualche grande banca d'affari (il caso qui trattato non rappresenta infatti un unicum), capita “accidentalmente” di perdere o alterare qualche miliardo di dati, contenenti informazioni dettagliate, anche a livello temporale millesimale, su tutti gli eventi interessanti le diverse fasi dell' intero ciclo vitale di un trade (immissione, routing, modifica, cancellazione, esecuzione, ecc.) nonché le sue caratteristiche strutturali (asset trattato, size, marche temporali riferibili alle fasi di cui sopra, tipologia di ordine, indicazione della direzionalità ecc.). Tutti questi dati, nel loro insieme, rappresentano la storia di ogni singolo trade; la storia di ogni singolo trade, a sua volta, costituisce la storia di ogni singolo trader e la storia di ogni singolo trader contribuisce a forgiare la storia dei mercati. Tali datasets rappresentano altresì la base lavorativa e di indagine delle autorità di controllo, ragion per cui la loro manipolazione e/o cancellazione preclude/ono alla radice ogni possibilità di scrutinio delle condotte dei vari operatori (nel nostro caso dei vari clienti del broker della Goldman nonché della Goldman stessa trattandosi di broker-dealer ).
I casi che vorrei sottoporre alla vostra attenzione sono due:
  1. Un'indagine condotta dalla FINRA o più precisamente da un dipartimento a questo interno, il Department of Market Regulation's Order Audit Trail System ("OATS") Compliance Team, sul rispetto o meno da parte del broker di proprietà della Goldman dei requisiti di reporting normativamente stabiliti per l' OATS, nel periodo compreso tra il 14 Luglio 2006 ed il 9 Marzo 2015.
  2. Un' indagine condotta dallo stesso dipartimento ed avente ad oggetto: il rispetto o meno da parte del broker di proprietà della Goldman dei requisiti inerenti l'attività di reporting normativamente stabiliti per l' OATS, nel periodo compreso tra il 7 Aprile 2014 ed il 13 Febbraio 2015; l'attività di comunicazione dei trade reports alla FINRA/NYSE Trading Reporting Facility ("TRF") tra il 10 Novembre 2014 ed il 13 Febbraio 2015.
Con riguardo alla prima indagine, il Dipartimento ha stabilito che Goldman omise di trasmettere all' OATS circa 6.3 miliardi (seimiliarditrecentomilioni) di Reportable Order Events (ROEs), nel periodo compreso tra il 14 Luglio 2006 ed il 30 Luglio 2013, riconducibili all' Alternative Trading System (“ATS”) ovvero alla Dark Pool  di sua proprietà (clicca qui). Alla luce di tale condotta, possiamo affermare che Goldman omise di riportare il 6.10% di tutti i ROEs che avrebbe dovuto trasmettere all' OATS nell'arco temporale considerato. Inoltre, il Dipartimento ha altresì stabilito che Goldman trasmise all' OATS 42.1 miliardi (quarantaduemiliardicentomilioni) di dati ROEs inaccurati e/o incompleti tra il 14 Luglio 2006 ed il 9 Marzo 2015. In virtù di tale condotta, possiamo affermare che la banca comunicò reports scorretti pari a circa il 20.53% di tutti i ROEs per i quali sussisteva l' obbligo di trasmissione all' OATS nel lasso temporale sopraindicato.
Con riguardo alla seconda indagine, il Dipartimento ha accertato che Goldman Sachs, tra il 7 Aprile 2014 ed il 13 Febbraio 2015, trasmise all'OATS un totale di circa 15 miliardi di ROEs inerenti la propria Dark Pool, omettendone però l' indicazione delle marche temporali espresse in millisecondi. Per effetto di tale condotta, è possibile affermare che la banca trasmise reports incompleti riguardati il 100% di ogni tipologia di ROEs per i quali sussisteva l'obbligo di comunicazione all' OATS nel periodo considerato.
Ricordiamo che l'obbligo -ricadente sui brokers/dealers- di indicare le marche temporali millesimali dei ROEs, deriva dall'aggiornamento della FINRA Rule 7440 entrato in vigore in data 7 Aprile 2014.
Inoltre, Goldman depositò presso la FINRA/NYSE TRF, con riguardo al stuo ATS, circa 38.6 milioni di reports inerenti trades -interessanti il periodo compreso tra il 10 Novembre 2014 ed il 23 Febbraio 2015- privi delle marche temporali espresse in millisecondi attinenti alla loro esecuzione. Con riguardo a tale condotta, la banca trasmise reports incompleti pari al 100% di tutti i trade reports che avrebbe dovuto comunicare alla TRF nel corso di quel lasso temporale.
Poiché la FINRA utilizza gli OATS data come componente fondamentale del proprio programma di sorveglianza automatica del mercato volto a rilevare attività manipolative ed altre potenziali violazioni interessanti le FINRA Rules nonché le leggi federali in materia finanziaria, l'omessa trasmissione o la trasmissione di inaccurati o incompleti ROEs può ritenersi idonea ad ostacolare in maniera decisiva le capacità della FINRA di rilevare condotte potenzialmente illecite e/o a creare allarmi falsi positivi richiedenti l'impiego di altrimenti non necessarie risorse oltre a pregiudicare la significatività informativa dell'Audit Trail.
Tra l'altro, presso la Goldman, tali episodi non accadono di rado. Ad esempio, la nota banca fu sanzionata:
  1. In data 1 Ottobre 2009, per aver violato in due occasioni – 20 e 21 Agosto 2008- la vecchia NASD Rule 6955(a) (poi sostituita dalla FINRA Rule 7450) disciplinante l'obbligo di trasmissione degli ROEs Report verso l' OATS.
  2. In data 15 Marzo 2010, per aver violato più volte tra l' 1 Ottobre 2006 ed il 16 Gennaio 2008, la NASD Rule 6955 (a).
  3. In data 23 Luglio 2013, per aver violato più volte, tra l'1 Aprile 2010 ed il 31 Maggio 2011, la FINRA Rule 7450.
  4. In data 19 Maggio 2014, per aver omesso di tenere traccia elettronica e/o per aver tenuto una traccia elettronica incompleta di tutti i dati inerenti determinati trading systems, violando in più occasioni la RULE 536.B.2 CEM, in più occasioni comprese tra il 12 Marzo 2010 ed il 31 Marzo 2013. Questa data è particolarmente importante per una semplice ragione: tra i due estremi ricade la data del Flash Crash del 6 Maggio 2010 (Clicca qui, qui, qui, qui). Tutti i dati di quel giorno sono andati perduti.
  5. In data 21 Maggio 2014, per aver violato più volte tra il 9 Settembre 2011 ed il 28 Settembre 2011, la FINRA Rule 7450.

domenica 22 novembre 2015

COSA NASCONDE UNICREDIT?


Unicredit, Unicredit. Cosa cela Unicredit? Rise of capital is in sight! Per molti piccoli risparmiatori sarà un bagno di sangue: lo short, quello grosso, è su Unicredit. E' solo questione di tempo: 6-8 mesi ed i mercati andranno a vedere il bluff di Ghizzoni che in mano non ha carte da giocare a differenza di quello che dice. Adesso vale € 5,41 ma dimenticate (DIMENTICATE) i quasi sei euro fatti segnare di recente. Si andrà mooolto molto più in basso.Spero non ascolterete le solite voci rassicuranti proveniente da politici e management: la storia si ripete sempre identica a se stessa in questi casi.
Dati di bilancio a parte, che sono quelli che sono, l'analisi delle dichiarazioni di Ghizzoni, riportate da stampa e tv, sono espressione lapalissiana della tipica retorica che i vertici aziendali spendono allorquando siano consapevoli dell'esistenza di grossi problemi e della conseguente necessità di comunicare ai mercati, forzosamente, qualcosa che sia da questi percepita come rassicurante. Tuttavia, l'analisi algoritmica delle dichiarazioni rese dagli amministratori delle aziende riesce oggi a rilevare con maggiore affidabilità l'hidden sentiment in esse presente, il che significa che simulare verbalmente una situazione di solidità (o dissimularne una di fragilità) è oggi molto più complesso per un dirigente d'azienda. Detto questo, ribadisco: per me, il big short è su Unicredit.


P.S Si tratta solo di una mia analisi e non di un consiglio o di una sollecitazione ad investire o disinvestire. Non sono un promotore finanziario. Fidatevi degli esperti! Le mie sono mere considerazioni personali che valgono quello che valgono: praticamente, zero. 

venerdì 20 novembre 2015

CHI E PERCHE' TEME LA DIFFUSIONE -PRESSO AUTORITA' ED ACCADEMICI INDIPENDENTI- DELLE INFORMAZIONI INERENTI I TRADES, SETTATE SU SCALA TEMPORALE MILLESIMALE PT.1

"Sharks' Creed Crew is watching you"
Cari amici, come forse saprete, due giorni fa alla Barclays è stata inflitta -dalle autorità USA- una sanzione d'importo pari a $ 150 milioni per aver manipolato il trading sul Forex, tramite la pratica del “last look” di cui tratterò in futuro e della quale avevo già parlato -sulla mia pagina Facebook- nel Maggio scorso; 

tale infrazione si aggiunge a quella riguardante le manipolazioni del fixing sul Forex della quale ho già parlato qui.
Naturalmente, nessuno -in Italia- tocca l'argomento; per quale ragione? Per un duplice motivo:
  • I brokers, le banche, gli internalizzatori fanno finta di nulla temendo che, qualora insinuassero nell'investitore retail medio il dubbio (oramai divenuto certezza) che sui mercati qualcuno bari occasionalmente, questo non investirebbe più i suoi risparmi contribuendo a comprimere i ricavi dei primi rappresentati dalle commissioni pagate per i servizi fruiti. Tuttavia, ritengo che si tratti di una paura mal riposta, poiché un investitore informato, consapevole ed edotto delle peculiarità del ambiente operativo di riferimento, sarebbe ancor più disposto a fidarsi di un broker o di una banca o di un intermediario che dimostri di conoscere a fondo il mercato e quindi di poter meglio tutelare il proprio cliente.
  • I brokers, le banche, gli internalizzatori, gli intermediari, specie italiani, spesso ignorano totalmente alcuni temi trattati su questo blog.
Chiusa questa breve parentesi, passiamo all'argomento di cui al titolo
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Il punto dal quale vorrei partire è un documento classificato come “confidenziale” (credo reperibile in rete), rappresentante una lettera che lo studio legale associato Skadden Arps, Slate, Meagher & Flom LLP, scrisse alla CFTC (U.S. Commodity Futures Trading Commission) in data 14 Dicembre 2012.
Andiamo per ordine: chi o cosa è lo studio legale Skadden? Non è un pool di legali qualsiasi: conta circa 4.500 dipendenti, circa 2.000 avvocati, è una delle law firms più grandi al mondo, già indicata dalla rivista Forbes quale “Wall Street's most powerful law firm”, vincitrice -ininterrottamente- dal 2001 al 2013 del premio “America's best Corporate Law Firm”.
A chi si rivolge la lettera? Al responsabile degli affari legali della CFTC, Dan M. Berkovitz.
Qual è l'oggetto della missiva? L'utilizzo dei dati nella disponibilità della CFTC e disciplinati dalla “Section 8”. Infatti, la CFTC gestisce un ampio sistema di raccolta di informazioni sui partecipanti al mercato in attuazione del proprio programma di sorveglianza; più precisamente, ai sensi delle regulations CFTC e CFR promulgate in osservanza del Commodity Exchange Act (CEA), la Commissione raccoglie informazioni sui dati e sulle posizioni di mercato dalle borse, dalle stanze di compensazione, dalla Futures Commission Merchants (FCMs), dai brokers (anche stranieri) e dai traders. Al fine di assicurare la riservatezza delle informazioni ad essa fornite, la CFTC assegna numeri identificativi confidenziali sia alle aziende che ai singoli traders, coinvolti nel processo di raccolta. Inoltre, alla Commissione, ai sensi della Sezione 8 del CEA, è fatto divieto -tranne che in alcune limitate circostanze- di rivelare pubblicamente le posizioni personali, le transazioni o i segreti commerciali di cui abbia contezza.
Cosa veniva rappresentato in quella lettera? Veniva evidenziato quanto segue.
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«Gentile Dan,
grazie per la tua attenzione alle nostre preoccupazioni riguardanti l'uso dei dati regolati dalla Section 8 ad opera di alcuni dipendenti dalla CFTC e di terze parti. Noi abbiamo iniziato a preoccuparci dopo aver appreso dell'esistenza di un articolo di cui Andrei Kirilenko risultava essere co-autore e riportante l'avvertimento specifico circa il fatto che si trattasse di una pubblicazione della Commissione. Ti ringrazio per aver fatto notare che il Dr. Kirilenko abbia altresì redatto, nel 2010, un articolo riguardante il flash crash, facendo uso dei CME Section 8 nel quale specificava essere una pubblicazione della Commissione. Noi riteniamo che l'uso dei Section 8 data -comprensivi dei segreti commerciali- per la preparazione di pubblicazioni non sponsorizzate dalla Commissione, violi la Section 8.
Le nostre preoccupazioni sono aumentate nel momento in cui abbiamo appreso della circolazione di un altro articolo, a firma di Adam Clarke-Joseph il quale, con riferimento ai dati utilizzati dichiarava di aver fatto uso di: “conti identificati e registrati per il tramite di marche temporali millesimali, disponibili presso la Commodity Futures Trading Commission e facenti parte dei cosiddetti “business messages” inseriti nel sistema Globex tra il 17 Settembre 2010 e l' 1 Novembre 2010 per tutti i contratti futures E-Mini S&P 500. I dati di ogni singolo messaggio catturano non solo le transazioni , ma anche gli eventi non risultanti in un trade, come le immissioni, cancellazioni o modificazioni di un limit order. Essenzialmente, i business messages includono ogni azione intrapresa da un partecipante al mercato che potrebbe potenzialmente risultare in o condizionare una transazione immediatamente o in un qualsiasi momento futuro” . Mr. Joseph ringraziava, tra gli altri, il Dr. Kirilenko per l'aiuto offerto con riguardo alla componente empirica del suo paper.
Sembra che il Capo Economista della Commissione (ndr Kirilenko) abbia sia utilizzato i Section 8 data sia fornito un accesso a questi agli economisti non appartenenti alla CFTC, nonché ai loro collaboratori, per finalità inerenti la pubblicazione di ricerche universitarie in violazione della Section 8. Noi apprezziamo che tuo Ufficio stia monitorando questa situazione.
Al fine di evitare ogni dubbio, noi abbiamo elencato di seguito le problematiche che crediamo siano state sollevate da tale condotta.
  1. Ha la Commissione autorizzato il suo Capo Economista ad utilizzare i Section 8 Data per finalità attinenti la sua attività di ricerca accademica? La scelta dell'argomento oggetto di ricerca è stata controllata in anticipo da qualche componente della Comissione? Se sì, da chi? E' stato comunicato in anticipo ai Commissari l' avvio della ricerca? E' richiesto che i Commissari manifestino un' approvazione formale prima che la ricerca sia pubblicata?
  2. Qualora la Commissione abbia autorizzato il suo Capo Economista ad utilizzare i Section 8 Data per scopi di ricerca accademica, quale sarebbe la base legale o statutaria per tale autorizzazione?
  3. Quale sistema di supervisione opera al fine di controllare ricerche del genere prima della pubblicazione e cosa è stato fatto nel caso sopra riferito? Chi ha approvato la pubblicazione della ricerca del Dr. Kirilenko? Chi ha approvato la scelta delle persone alle quali i dati sono stati forniti? In quale forma i dati sono stati forniti? Quali elementi specifici dei dati sono stati forniti? Quali cautele sono state impiegate per proteggere i dati esposti allo scrutinio di persone non rientranti tra gli impiegati della Commissione? Kirilenko o qualcun altro presso la CFTC ha utilizzato forme di campionamento al fine di proteggere gli elementi identificativi dei dati? A quali dati è consentito abbandonare gli edifici della CFTC? Cosa è stato fatto per proteggere quei dati dopo la fuoriuscita? I dati forniti a terze parti, sono stati consegnati al fine di valutare la ricerca nell' ambito di un peer reviw process? Quali processi sono stati attuati per assicurare che tutti quei dati forniti a terze parti venissero restituiti alla CFTC e da quelle non utilizzati per qualsiasi altra ragione non previamente autorizzata dalla CFTC?
  4. In assenza di una specifica autorizzazione da parte della Commissione, ha il Capo Economista l'autorità di utilizzare i Section 8 Data per scopi attinenti la sua attività di ricerca accademica?
  5. Hanno la Commissione o il Capo Economista autorizzato i soggetti esterni alla CFTC, compresi gli accademici o i loro assistenti ad avere accesso ai Scetion 8 data per una qualsiasi finalità?
  6. Se sì, per quale scopo, con quali limitazioni e protezioni ed in base a quale autorità legale?
  7. Qualora la Commissione o il suo Capo Economista forniscano i Section 8 Data agli accademici non facenti parte della Commissione, con quale modalità la Commissione seleziona gli accademici esterni da favorire nella loro attività di ricerca privata, tramite i Section 8 Data?
Come ti saresti potuto aspettare, diversi nei nostri assistiti serviti dal nostro cliente CME Group Inc. hanno espresso la loro preoccupazione circa il fatto che i Section 8 data siano stati condivisi con soggetti esterni alla Commissione impegnati in ricerche accademiche. CME fornisce quei dati alla Commissione ed al suo Staff di routine poiché la Commissione obbliga CME a fare questo per motivi regolamentari. Gli operatori di mercato di tutto il mondo si aspettano che l'integrità e la confidenzialità di tutti i dati della Section 8 siano mantenute. Ogni uso improprio dei Section 8 data, sarebbe considerata una seria violazione di legge da parte del CME e dei suoi clienti e, noi riteniamo, anche dalla stessa Commissione.
Noi attendiamo di discutere ulteriormente tali problematiche con te al completamento della vostra inchiesta.


Cordialmente
Mark D. Young
Jerrold E.Salzman»


Dal testo della lettera, a mio modestissimo parere, emergono quattro aspetti:
  • l'ossessione che accademici non facenti parte della CFTC e come tali non vincolati da alcun segreto istituzionale, possano frugare nei dati settati a livello temporale millesimale;
  • l'interesse a conoscere il tipo di ricerche che anche gli esperti interni alla CFTC siano autorizzati a condurre;
  • l'interesse a conoscere i criteri in base ai quali vengono selezioni gli accademici esterni assegnatari dei dati nella disponibilità dalla CFTC;
  • le preoccupazioni mostrate dai clienti dello studio legale per l'uso dei dati. Si badi bene che tra i clienti dello Skadden & C. è possibile annoverare i più importanti operatori istituzionali del mondo oltre che lo stesso mercato CME.
Nessuno mette in dubbio che tutelare la riservatezza degli operatori in ordine all'identificazione dei loro trades sia una necessità ineludibile ma non si può neanche mettere in dubbio che la CFTC abbia il sacrosanto diritto-dovere di analizzare tutti i dati degli operatori temporalmente inquadrati su di una qualsiasi scala anche millesimale. L'argomento della tutela dei segreti commerciali alias degli algoritmi di esecuzione e negoziazione, utilizzato dallo studio legale per diffidare la CFTC dalla diffusione dei dati inerenti i trades eseguiti dai propri clienti, non sta assolutamente in piedi. Pensare che soggetti accademici e non, interni o esterni alla CFTC possano inferire, dedurre, afferrare, il completo funzionamento di un algoritmo (quindi carpire il segreto commerciale di una trading firm) basandosi sui pochi dati che -usualmente- vengono riversati nei papers accademici per mere finalità di studio per lo più quantistico, è una follia. Viceversa, è possibile dedurre l'orientamento di fondo del trading condotto su di un determinato asset nonché eventuali pratiche sleali o aspetti qualitativi delle stesse (spoofing, quote stuffing, smoking, layering, pinging, front running, liquidity detection, ignition momentum, order to trade ratio, manipolazione dei prezzi di chiusura, disruptions strutturali, utilizzo di tipologie di ordini svelati da dark pools e/o internalizzatori ai clienti istituzionali ma non ai retail, violazione della best execution rule, ecc., tutti temi già trattati su questo blog).
Chiunque abbia mai avuto modo di avere tra le mani un report sui trades eseguiti ad alta frequenza, il codice di un algoritmo in uso agli high frequency traders ed un paper accademico, sa benissimo che:
  • i report contengono centinaia di migliaia di records registranti tutti gli eventi interessanti ogni singolo trade;
  • il codice di un algoritmico non si deduce leggendo un paper di 20-30 pagine;
  • i papers prendono in considerazioni piccoli campioni di dati calati in contesti teorici spesso volti a sviluppare modelli quantistici di osservazione degli stessi che di per sé non permettono di dedurre in maniera spendibile, alcuna struttura di alcun algoritmo.
Fatte queste premesse, una domanda sorge spontanea: ammesso che i dati settati su base millesimale non nascondano qualcosina che non conosciamo appieno, quale sarebbe il perché di cotanta paura nei confronti della libera ricerca accademica? Cosa troveranno mai i perfidi professori non vincolati dal segreto istituzionale?
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